Non Riusciamo più ad ascoltare i Pink Floyd
- Riccardo Pedica
- Mar 3, 2024
- 3 min read
Updated: Mar 4, 2024

Era una di quelle serate in cui decidi di fare un tuffo nel passato, ma scopri che il passato ha deciso di fare un salto nel presente
Mi sono ritrovato a un concerto di una cover band dei Pink Floyd, aspettandomi un pubblico di puristi del vinile e nostalgici degli anni d'oro. Invece, mi sono ritrovato in mezzo a una folla di boomer armati fino ai denti di tecnologia, pronti a catturare ogni momento con i loro cellulari.
Anche in una sala piena di gente che aveva vissuto l'epoca d'oro del rock psichedelico, l'impulso di filmare era irresistibile.
Accanto a me, un uomo di circa 60 anni ha trascorso l'intero concerto guardando attraverso lo schermo del suo smartphone, assicurandosi di non perdere neanche un assolo.
E non era il solo. C'era chi, nonostante gli occhiali bifocali, cercava di bilanciare la visione del palco e quella del proprio dispositivo, in una sorta di danza tra passato e presente.
E qui sta l'ironia della situazione: eravamo lì per rivivere i fasti dei Pink Floyd, un gruppo che ha sempre esplorato temi come l'alienazione e la perdita di contatto umano, eppure, l'esperienza era filtrata attraverso la lente di uno schermo.
Questo mi ha fatto riflettere su come la nostra relazione con la musica e i concerti sia cambiata. Non ci accontentiamo più di vivere il momento; sentiamo il bisogno di documentarlo, di condividerlo, quasi come se la condivisione lo rendesse più reale.
O Forse la realtà è che non riusciamo più ad ascoltare i Pink Floyd?
Non sappiamo rimanere concentrati per quei lunghi 6 minuti e 21 secondi di Comfortably numb semplicemente ascoltando, magari chiudendo gli occhi e lasciandosi trasportare dalle note.
Ci troviamo in un'era dove la musica scorre veloce, dai beat che cambiano ogni trenta secondi ai brani che sembrano fatti più per TikTok che per un ascolto profondo.
In questo frenetico panorama musicale, ci si chiede: ma le canzoni dei Pink Floyd, con i loro lunghi assoli e le loro melodie che si dipanano lentamente, riescono ancora a catturare l'attenzione dell'ascoltatore medio?
Una volta, i Pink Floyd erano i re indiscussi dell'album concept, capaci di creare paesaggi sonori che ti trasportavano in un altro mondo. "The Dark Side of the Moon", "Wish You Were Here", "Animals", "The Wall"... ogni album era un viaggio, una critica sociale, un'esperienza quasi mistica.
Ma oggi? Sembra che ci sia meno spazio per questo tipo di immersione.
L'ascolto della musica è diventato una questione di sfondo, qualcosa che facciamo mentre siamo impegnati in altre attività, piuttosto che un'esperienza da vivere con piena attenzione. Con Spotify, Apple Music e altre piattaforme di streaming, abbiamo accesso a una quantità infinita di musica, e la tentazione di saltare da una traccia all'altra è forte.
I brani dei Pink Floyd, con i loro sviluppi lenti e le loro strutture complesse, richiedono tempo e pazienza, due cose che sembrano essere sempre più rare nel nostro mondo accelerato.
La cultura della gratificazione immediata ha influenzato profondamente le nostre abitudini di ascolto. Vogliamo il ritornello orecchiabile, la drop che ci fa saltare, il beat che si incide nella memoria dopo una sola ascoltata.
I Pink Floyd parlavano a una generazione che viveva tempi di cambiamento radicale, di contestazione, di ricerca spirituale.
Oggi, pur vivendo in un'epoca di grandi sfide, le modalità di espressione e di connessione tra le persone sono cambiate.
La musica che risuona di più sembra essere quella che parla immediatamente alle nostre esperienze quotidiane, piuttosto che invitare a un viaggio interiore o a una riflessione su temi universali.
Questo non significa che i Pink Floyd siano diventati irrilevanti. Al contrario, ci sono ancora molti appassionati che trovano nei loro brani un rifugio, un'ispirazione, una sfida intellettuale.
Ma forse, per riscoprire il loro fascino in un'epoca che sembra averli messi da parte, dobbiamo imparare di nuovo a fermarci, ad ascoltare, a immergerci nella musica con tutto noi stessi, lasciando che ci trasporti lontano, oltre i confini del nostro mondo frenetico.
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