Mentre Pezzali rimaneva incatenato alla provincia, Repetto è partito, ha mollato tutto, e ha vissuto davvero.

Quando si parla degli 883, la prima immagine che viene in mente è quella di Max Pezzali: la voce, l'autore dei testi, il "ragazzo della porta accanto" che racconta storie di vita ordinaria, amori difficili e nostalgie di provincia. Ma dietro questo fenomeno musicale c’è un personaggio sottovalutato, un’ombra ribelle che, col senno di poi, è l'autentico eroe rock della storia. Quel personaggio è Mauro Repetto, il co-fondatore degli 883, il "ballerino pazzo" che ha scelto di abbandonare il successo per inseguire la propria idea di vita – quella vera, fatta di sogni e ribellione. Mentre Pezzali rimaneva incatenato alla provincia, Repetto è partito, ha mollato tutto, e ha vissuto davvero.
Mauro Repetto: la fuga dal successo
Perché Repetto è l’eroe? Perché quando gli altri si accontentano di successo e fama, lui ha guardato tutto quel trambusto, ha scrollato le spalle e ha deciso di andarsene. Dopo il successo di Hanno Ucciso L'Uomo Ragno, Mauro capisce che quello che tutti desideravano – il palco, i dischi venduti, la popolarità – non era ciò che voleva. E così, a sorpresa, lascia gli 883. Sì, proprio così: mentre Max continua a cantare delle "stesse storie, dello stesso bar", Repetto prende la strada per l’ignoto, prima verso New York, dove si innamora di una modella che non conoscerà mai, e poi tra Parigi e Londra, due delle capitali mondiali dell’avanguardia e della ribellione culturale. È come se Mauro avesse visto il copione e avesse deciso di riscriverlo, gettando via tutto quello che sembrava sicuro e accettato. Lui non voleva la fama. Lui voleva la vita.
Pezzali: prigioniero della provincia
E Max? Max Pezzali è rimasto lì, fedele alla sua immagine di ragazzo di provincia, cantore della monotonia, quasi intrappolato nei suoi stessi testi. Anche quando parla di insoddisfazione, di voglia di fuga, Max rimane sempre nello stesso posto. Canta di "stessa storia, stesso bar", di nostalgie di provincia, di amici persi e amori che non si concretizzano mai. Ma, a ben vedere, non è mai riuscito a spezzare davvero quelle catene. Non è andato lontano, non ha mai mollato quel palco sicuro e quegli scenari che conosceva a memoria. Anzi, continua a esibirsi nelle feste di paese, a raccontare storie di un’adolescenza idealizzata, di "gli anni d'oro del grande Real". Pezzali è diventato il simbolo della rassegnazione, il cantore di una provincia da cui sembra non voler mai scappare davvero.
La ribellione di Mauro Repetto: l’eroe invisibile
Repetto, invece, è il ribelle senza paura, quello che non solo canta di evasione, ma la pratica. Se n’è andato, si è messo alla prova, ha vissuto sulla propria pelle il rischio dell'ignoto. È un "eroe rock" che non si è accontentato di fare soldi e continuare a ripetere la stessa storia. Ha scelto New York, poi Parigi e Londra, ha vissuto esperienze che nessuna canzone provinciale potrà mai raccontare, perché erano troppo vere per finire in un ritornello. Repetto ha avuto il coraggio di sbagliare, di seguire le sue fantasie fino in fondo, di essere, in una parola, libero.
Questo tipo di ribellione è rara. Molti sognano di evadere, ma quanti mollano tutto e lo fanno davvero? Mauro lo ha fatto, e mentre Pezzali cantava per una generazione che sognava una vita diversa ma continuava a ritrovarsi al solito bar, lui viveva quella vita. Ha scelto di non essere il "secondo" di nessuno, di non accontentarsi di un ruolo di supporto in una band che forse gli andava stretta.
L'eroe che non ha bisogno di riconoscimenti
Oggi, Pezzali è ancora sul palco, una sicurezza per chi vuole rifugiarsi nei ricordi, nei bei tempi che furono. Mauro Repetto, invece, rimane una figura quasi mitologica, un’ombra silenziosa che ha saputo dire "no" al successo e "sì" alla sua idea di libertà. È un personaggio fuori dal coro, il vero anticonformista che ha rinunciato a una carriera musicale di successo per vivere secondo le proprie regole.
E forse è questo che rende Mauro Repetto l’eroe inaspettato degli 883, quello che molti non hanno compreso fino in fondo. È l'eroe che non ha mai voluto il palco, il successo facile o i riflettori, ma che ha scelto una vita fuori dagli schemi. Non ha mai avuto bisogno di suonare nelle piazze italiane o di riscaldare nostalgie adolescenziali. È andato oltre. E per questo, nella storia degli 883, Mauro Repetto rimarrà per sempre il vero ribelle, il vero eroe rock.
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